ECCELSO MATTONE DELLA VITA

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È dall’imbuto terminale del terzo millennio a.C. che emerge, tra le rovine di Nippur, una insolita tavoletta d’argilla. Misura appena 16 cm x 9, e in essa son raccolte, da un anonimo medico, ricette a base di sostanze vegetali, animali, minerali: forse può essere considerata il più antico manuale medico. E se medicina e legislazione professionale nelle lontanissime civiltà mesopotamiche possedevano un’estensione ‘teurgica’ (è la divinità che sancisce lo stato di salute o di malattia), il medico opera, di conseguenza, nella sua veste di sacerdote-mago. Egli non governa direttamente il paziente e la malattia, ma, da benevolo intermediario, dominato dal sovrannaturale, facilita il traghettare del paziente verso le sponde della illuminata lungimiranza divina, quindi verso uno stato di benessere, attraverso la conquista della salute, o, in parallelo, officiando il rito sacrificale. Più pragmatico appare l’operato del chirurgo. Armato del suo scudo laico, è schiavo operativo del medico-sacerdote.
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